«Bloccata l’ascesa di una mafia sempre più strutturata»: l’allarme della Dda sul territorio

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Oggi l’operazione antimafia su Canosa per un caso di lupara bianca

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La svolta investigativa su un omicidio rimasto senza risposta per cinque anni si somma allo stop a un progetto criminale che avrebbe potuto consolidare il potere della mafia a Canosa di Puglia e in tutta la Bat. È la lettura che il procuratore aggiunto di Bari e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia, Giuseppe Gatti, ha dato dell’arresto di due persone indagate per l’omicidio di Sabino Selvarolo, il 41enne scomparso il 27 agosto 2021 e mai più ritrovato.

«Una soluzione di continuità all’interno di un allarmante processo di affermazione egemonica che si stava registrando»: così Gatti ha definito l’intervento della magistratura e della polizia, sottolineando il significato dell’operazione anche rispetto agli equilibri criminali del territorio.

Il riferimento è soprattutto a Sabino Carbone, raggiunto dall’ordinanza insieme a Claudio Pellegrino. Carbone era già stato condannato all’ergastolo per tre casi di lupara bianca. Secondo il coordinatore della Dda, si sarebbe distinto per «una spiccata vocazione alla leadership» e per la tendenza ad assumere un ruolo di riferimento, con l’obiettivo di costruire «un più ampio e strutturato sodalizio mafioso».

Parole che delineano uno scenario preoccupante: non una criminalità ferma a episodi isolati, ma un processo di progressivo consolidamento, con ambizioni di controllo del territorio e di organizzazione più articolata. Un’evoluzione che, secondo Gatti, l’intervento dello Stato è riuscito a interrompere.

«Ha bloccato sul territorio un pericolosissimo percorso evolutivo che avrebbe portato certamente quel territorio a conoscere in maniera drammatica l’esperienza di una mafia che si andava sempre più strutturando», ha dichiarato il magistrato.

Sul piano giudiziario, i due arresti riguardano le ipotesi di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dal metodo mafioso e dall’utilizzo di armi da fuoco, oltre alla soppressione di cadavere. L’ordinanza è stata emessa dal Tribunale di Bari su richiesta della Procura distrettuale antimafia.

Le indagini, condotte dalle Squadre mobili di Bari e della Bat, dalla Sisco di Bari e dal commissariato di Canosa, avrebbero permesso di ricostruire la dinamica della scomparsa attraverso intercettazioni, analisi del traffico telefonico e immagini dei sistemi di videosorveglianza. Secondo la ricostruzione investigativa, Selvarolo sarebbe stato attirato a un appuntamento per discutere alcune questioni, per poi essere ucciso con un colpo di pistola. Il corpo sarebbe stato successivamente occultato.

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