Povertà, la Caritas della Diocesi di Andria assiste 1.100 famiglie: pensioni insufficienti e giovani nuclei sempre più fragili

Don Mimmo Francavilla, direttore della Caritas diocesana, fa il punto sull’emergenza sociale: 877 nuclei ricevono aiuti alimentari attraverso Agea, mentre salgono a circa 1.100 quelli sostenuti anche con altri servizi.

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C’è chi fatica a pagare le bollette, chi deve rinunciare a una visita medica e chi, pur percependo una pensione, non riesce più a sostenere le spese quotidiane. La povertà attraversa fasce diverse della popolazione e mette in difficoltà anche quelle reti familiari che un tempo rappresentavano una garanzia di sostegno. La fotografia restituita dalla Caritas diocesana racconta un disagio che coinvolge anziani, adulti e famiglie con figli.

«Abbiamo una doppia contabilità», spiega don Mimmo Francavilla, direttore della Caritas diocesana di Andria. Sono 877 i nuclei familiari che ricevono aiuti alimentari attraverso Agea, mentre il numero sale a circa 1.100 considerando anche le persone sostenute con altri interventi, dal pagamento delle bollette alle spese sanitarie.

La fascia d’età maggiormente rappresentata è quella tra i 35 e i 64 anni, anche se non è semplice distinguere con precisione le diverse situazioni familiari. Tra le criticità più evidenti c’è la difficoltà degli anziani: le pensioni non bastano più, in alcuni casi, neppure per le esigenze personali, rendendo impossibile aiutare figli e nipoti come avveniva in passato. La rete familiare, insomma, non sempre riesce a compensare le difficoltà economiche.

Particolarmente esposte sono anche le famiglie giovani con due o più figli, per le quali il peso delle spese quotidiane incide maggiormente su bilanci già fragili. Alimentazione, utenze e necessità sanitarie diventano voci difficili da sostenere quando le entrate sono limitate.

Questa emergenza emerge anche dall’attività della Caritas parrocchiale di Santa Maria Vetere, in una zona periferica della città. Qui sono 46 le famiglie assistite, per un totale di circa 120 persone. I redditi sono spesso molto bassi: gli Isee vanno da zero a 5-6 mila euro, mentre il limite massimo per accedere al sostegno è di 10.140 euro.

Il pacco alimentare viene distribuito ogni due settimane e varia in base alla composizione del nucleo: il valore indicativo è di circa 20 euro per una persona e può arrivare a 45 euro per una famiglia di sei componenti.

Un aiuto che non risolve le difficoltà strutturali, ma permette di alleggerire almeno in parte il costo della spesa e di garantire beni essenziali a chi non riesce più a far fronte a tutte le necessità. Dietro i numeri, infatti, ci sono famiglie costrette a fare i conti con rinunce quotidiane e persone che, pur avendo lavorato o raggiunto l’età della pensione, si ritrovano senza risorse sufficienti.

La crescita delle richieste di sostegno mostra quanto sia importante una rete solidale capace di andare oltre l’emergenza alimentare, intercettando anche i bisogni legati alla salute e alle spese domestiche. La povertà non riguarda soltanto chi è privo di reddito, ma sempre più spesso anche chi dispone di entrate che non bastano più a vivere con dignità.

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