“Liscio come l’odio”: la gabbia di Dario Agrimi fa discutere in piazza Catuma

Fino al 13 settembre l’installazione del’artista tranese per il Castel dei Mondi: una porta chiusa dall’interno, un corpo prigioniero e una domanda aperta su chi sia davvero la prigione
Sarà visibile sino al 13 settembre l’allestimento di Dario Agrimi in piazza Catuma, nei pressi del palazzo vescovile, per la 30esima edizione del festival Castel dei Mondi. Oggi, la gabbia in ferro di circa 5 metri quadri, allestita e lasciata aperta nei giorni scorsi, si è completata con la presenza di un manichino avvolto in un tappeto con le gambe penzolanti, pendente al centro della gabbia che rappresenta l’odio, con una porta chiusa dall’interno, fisicamente e concettualmente. Un’opera che, come già nelle previsioni, fa discutere. “Liscio come l’odio” è il nome dell’installazione che invita ad interrogarsi sulla visione dello spazio oltre la superficie e a chiedersi quale sia realmente il contenitore e quale il suo contenuto; chi è il prigioniero e chi la prigione. Segue è la scheda di presentazione:
«C’è odio. Tutto scorre e passa quasi inosservato. Memoria corta e insani princìpi. Un sentimento intenso e persistente di profonda avversione: ostile, inflessibile, intollerante. Immaginare innumerevoli possibilità per danneggiare gli altri. Un’idea fredda, duratura, razionale, fondata sul pregiudizio, tesa a negare il diritto di esistere. C’è chi sostiene che sia la spinta necessaria per scacciare la sofferenza, ma sono solo punti di vista. In un’epoca di falsa inclusione, dove chiunque diviene nemico perché diverso, discriminare è comportamento comune e socialmente accettato. Viviamo in un mondo senza orizzonte di senso, nutriti da una bellezza facile da raccogliere.
Siamo esseri disumani affetti da ignoranza inconsapevole, schiavi dello sfruttamento della credulità popolare. Superficiali, forse affetti da un deficit cognitivo emblematico. Coinvolti in un vortice di isteria diseducativa. Una collezione sesquipedale di “se” e di “ma” sarà radice di innumerevoli rimpianti. Dovremmo imparare a guardare le cose come se fosse la prima volta. Con stupore. Godere di quanta bellezza ci circondi. Provare a creare qualcosa che sia in grado di fermare il tempo. Trovare nutrimento in ciò che dà un senso alla vita. Attraverso l’arte essere cronisti dell’emozione. Invece tutto scivola via, come unto. Le parole assumono suoni e significati distorti, profondamente alterati. Come se gli unici “unti” fossimo noi, benedetti da un Dio indifferente. Come se il pensiero e la vita avessero ancora un valore. La realtà ci sfugge di mano, ma l’importante è che tutto fili liscio. Liscio come l’odio».
L’artista tranese Dario Agrimi negli anni passati ha presentato, per il Castel dei Mondi, altre installazioni. Ricorderete “Madre Natura”, nel 2024, una bambina con le mani sul volto che piange su un cumulo di macerie. Nel 2023 la comparsa in piazza del gigantesco Golem – scultura in argilla. Nel 2022 l’uomo in equilibrio precario in altro su un trampolino o la donna sospesa in un volo pindarico a mezza altezza contro una parete.
Commenti
-
Ma vi sembra un opera d’arte questa? In pubblica piazza, traumatica per i bambini, ai quali si dovrà spiegare cosa significa un uomo penzolante…. sperando che non lo imitano. Senza parole!
-
…fa parte del nulla che dilaga e inghiotte qualsiasi cosa..in che epoca drammatica ci troviamo ahimè…
-
Il trauma per i bambini è presente nelle tasche di tutti i genitori che di continuo scrollano il telefono sui social,mi preoccuperei di più di questo che di un opera d’arte che invece fa riflettere anche se su di te non ha effetto
-
Un effetto si che ce l’ha: non mi dice nulla
-
-
Il messaggio è forte e chiaro e risuonerá nelle coscienze di chi è pronto ad ascoltare e comprendere. Condivido tutto ma reputo la rappresentazione non adeguata ad un centro cittadino in cui si muovono bambini di ogni età e persone fragili.
Una cittadina -
Difficile da spiegare Sembra una piazza di un paese islamico Troppo traumatico il messaggio e di un gusto discutibile
-
L’odio è un sentimento ed ha diritto di cittadinanza tra i vari che, come esseri umani, possiamo percepire durante la nostra vita. Solo se restiamo a lungo in quella condizione, senza darci spiegazioni razionali, permettendogli di indirizzare il nostro pensiero, si trasforma in qualcosa di distruttivo. Si possono odiare molte cose, persino odiare cose negative, e ricevere, quindi, un feedback utile a capire chi siamo. È utile, poi, considerare che non è un sentimento “gratuito” in termini di energia: l’odio è probabilmente, tra le varie emozioni, quello capace di drenare più risorse. Motivo in più per limitarlo.
-
Mi sono chiesta che sarò un ignorante in materia, ma è un’ davvero un’opera inquietante…….e un bambino non può comprenderla.
-
non potete scegliere un artista che pensi a un mondo migliore con felicità e allegria?
-
Quest’opera è eccezionale, affascinante e allo stesso tempo reale, in un mondo che continua a mostrare lo standard della bellezza, del lusso sfrenato, dell’ideologia che oggi va avanti se hai solo i soldi. Il diverso viene schiacciato su un vecchio zerbino, impiccato. Come se quel vecchio zerbino, fatto di sacrifici e ideologie vecchie, non lasciasse spazio a un mondo moderno, che corre veloce nel verso sbagliato. Un connubio tra dolce, doloroso ed amaro. Ma che sa esaltare il giusto, quello di una società artefatta, fatta di finte illusioni, dove la sofferenza può essere nascosta sotto un tappeto.
Ed è per questo che i bambini della nuova generazione devono avere un concetto ben preciso della sofferenza, del sacrificio, della conquista: perché quel zerbino che oggi sembra démodé ha riempito le case degli italiani; era un lusso, fatto di sacrifici, anche solo poterlo avere.
È raro trovare un’opera capace di denunciare senza gridare, di ferire senza compiacersi del dolore che mostra.
-
Mario, lei è libero di fare tutte le considerazioni che vuole su questa rappresentazione a dir poco orrenda, per usare un eufemismo, ma non si permetta di coinvolgere i bambini turbando il candore della loro età con scandalose e gratuite imposizioni di concetti negativi che l’opera del sedicente artista Agrimi vuole, a suo dire, rappresentare. Mai come in questo caso, i bambini non si toccano!
-
-
Vista in lontananza, quella rappresentazione in piazza Catuma è abbastanza inquietante, ma vista da vicino, con le gambe dell’impiccato che si muovono, fa semplicemente rivoltare lo stomaco. Oltre qualsiasi interpretazione, considerazione, significato recondito (ma che caxx..)
-
Pregherei la redazione di non addolcire la pillola sui commenti che riguardano direttamente l’artista e chi lo ingaggia. Il commento va pubblicato per intero, così come l’artista crudamente ci sbatte in faccia quell’orrenda sua creazione.
-
…vedo che Agrimi ha avuto il buon senso di fermare le gambe penzolanti dell’impiccato… è già qualcosa…
-
Sembra che l’autore in maniera provocatoria, secondo il suo stile, abbia voluto rappresentare un’esca (una trappola) per una società inesorabilmente ed esclusivamente attratta da richiami di carattere consumistico (il tappeto persiano) in assenza di ogni altro valore.










Andria istituisce l’“Ambasciata della Legalità”